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mercoledì 23 settembre 2009

Ubi attacca Ing direct


Sinceramente non credevo che ci fosse una rivalità tanto forte fra due banche così diverse, ma la nuova comunicazione di Ubi Banca (sui punti vendita) non lascia dubbi: "Vorremmo essere la banca che avete in testa, non nella zucca". Il riferimento a Conto Arancio è immediato. Si gioca sul fatto che "zucca" è spesso sinonimo di "testa dura", termine certamente non lusighiero nei confronti dei clienti. Vediamo ora come contrattaccherà la corazzata olandese ...

martedì 22 settembre 2009

Le banche italiane rafforzano il proprio patrimonio



Tra le operazioni già ultimate c’è quella della Banca Popolare di Milano: tramite la sottoscrizione di 500 milioni di Tremonti Bond, ha attuato un consistente rafforzamento patrimoniale. Ciò consentirà a Bpm di mettere a disposizione delle piccole e medie imprese impieghi incrementali del 7% annuo, nell’arco dei prossimi 3 anni.


Tra le banche che invece si apprestano a varare un aumento della propria capitalizzazione c’è Unicredit. Oggi l’a.d. Alessandro Profumo sottoporrà all’esame del comitato strategico della banca tre alternative per attuare l’operazione: sottoscrizione dei Tremonti Bond, piano di cessione degli assets o aumento di capitale.


Anche Banca Carige si appresta a rafforzare i propri ratio patrimoniali; ieri il consiglio di amministrazione ha demandato ad una prossima assemblea straordinaria la facoltà di emettere, in uno o più tempi, un ammontare massimo di 400 milioni di euro di bond convertibili

giovedì 17 settembre 2009

Intesa ed Unicredit smobilitano: cedono Sia-Ssb per 400 milioni

























È quasi fatta oramai per la cessione di Sia-Ssb, la società che si occupa dei sistemi di pagamento della banche italiane. Il cda della società è stato convocato per il 25 settembre; oggi invece si riuniranno le banche azioniste (tra cui Intesa Sanpaolo ed Unicredit) per decidere sulle offerte avanzate. I due contendenti sono il gruppo francese Atos ed il private equity Bridgepoint.

La cessione di Sia-Ssb rientra in una più ampia strategia da parte di Intesa ed Unicredit che dai piani di cessione si attendono importanti iniezioni di capitale per rafforzare la propria situazione patrimoniale. Proprio in questo senso devono leggersi le trattative di Intesa Sanpaolo con Exor per la cessione di Banca Fidearum, ma in questo caso i tempi per la conclusione saranno certamente più lunghi.

Tornando all’operazione di cessione di Sia-Ssb, il valore della transazione avrebbe dovuto essere, al momento di avvio della trattativa (circa un anno fa), 600 milioni di euro. Attualmente invece si dovrebbe chiudere per circa 400 milioni di euro, assicurando alle due principali banche azioniste, un guadagno di circa 100 milioni a testa. Resta ancora da risolvere la questione relativa alla durata del futuro contratto in esclusiva con le banche italiane; si parla, secondo indiscrezioni, di un intervallo variabile tra i tre e i cinque anni.

Altri riferimenti sull'argomento all'indirizzo: http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=200909170852061791&chkAgenzie=PMFNW

mercoledì 16 settembre 2009

Barclays nei guai: 5 miliardi di guadagni indebiti
















L’accusa è di quelle pesanti: Barclays avrebbe beneficiato di un guadagno indebito per oltre 5 miliardi di dollari ottenuto dall’acquisto di obbligazioni Lehman Brothers. La contestazione è stata rivolta da Alvarez&Marsal (liquidatore del colosso bancario americano) al Tribunale di New York, affinchè vengano riviste le condizioni di vendita dei titoli su cui Barclays avrebbe speculato nel mese di settembre dello scorso anno.

In particolare, Alvarez&Marsal accusa Barclays di aver rappresentato in maniera volutamente distorta la compravendita. Il valore dei titoli in questione era circa 50 miliardi di dollari; essi sarebbero stati venduti da Lehman Brothers a Barclays per 45 miliardi cash e avrebbero dovuto essere riacquistati entro una certa data. L’operazione è stata però modificata, decidendo di lasciare quei titoli nelle mani della banca inglese e accordandogli così un plusvalore occultato di 5 miliardi di dollari.

In base a questa contestazione, il liquidatore di Lehman Borthers conta di riavere indietro da Barclays il guadagno indebito; l’udienza per decidere se accogliere o meno la richiesta è stata fissata per il prossimo 15 ottobre.

Altri articoli sull'argomento: http://www.soldionline.it/notizie/mercati-esteri/lehman-brothers-alvarez-marsal-contro-barclays

martedì 15 settembre 2009

Crack Lehman Brothers: ecco chi sono le italiane creditrici



È fissata al 22 settembre la scadenza, imposta dall’amministratore delegato di Lehman Brothers Holdings (Lbhi), per la registrazione dei crediti sui contratti derivati stipulati con la banca americana. Entro tale data i titolari dovranno dichiarare ufficialmente la loro posizione verso Lehman Brothers rendendo noto l’ammontare delle loro rivendicazioni.

In testa alla classifica delle imprese e delle banche italiane che si trovano in posizione creditoria c’è Intesa Sanpaolo con oltre 81 milioni di euro di esposizione, seguono altre grandi aziende: Seat Pagine Gialle (12 milioni), Banca Popolare dell’Emilia Romagna (2,5 milioni), Banca Valsabbina (1,5 milioni), Rai e Finmeccanica (circa 500 mila euro).

Nell’elenco dei creditori di Lehman Brothers ci sono comunque anche enti locali, la cassa depositi e prestiti ed il ministero dell’Economia. Quest’ultimo risultava essere titolare di contratti swap per un valore di 35 miliardi di euro, ma, secondo fonti dicasteriali, la loro valutazione un anno fa aveva fatto emergere una posizione debitoria pari a circa 2 miliardi di euro.

È comunque importante sottolineare come le varie posizioni sui derivati costituiscano solo una parte dell’esposizione delle imprese italiane verso Lehman Brothers: è infatti fissata per il 2 novembre la scadenza per la registrazione delle posizioni creditorie sulle obbligazioni della banca americana.

Vuoi altre informazioni sull'argomento? http://www.soldionline.it/notizie/mercati-esteri/lehman-brothers-un-anno-dopo-il-crack

venerdì 11 settembre 2009

Enel si rifinanzia per 6,57 miliardi di euro






















Anche Enel sfrutta l’ottimo momento dei corporate bond e colloca sul mercato 6,57 miliardi di euro di obbligazioni in quattro tranche complessive: due in valuta euro ed i restanti in sterline. L’operazione in sterline segnato un record sulla piazza inglese, come la più importante conclusa sul mercato di Londra. Le scadenze stabilite per i bond del gruppo energetico sono variabili e vanno dai 7 ai 31 anni; anche i rendimenti (tutti a tasso fisso) sono differenziati e vanno dal 4% al 5,75% a seconda della duration del titolo.
Il buon momento del mercato delle obbligazioni corporate ha inoltre consentito a Enel di aumentare ulteriormente l’offerta di bond al mercato; inizialmente erano infatti previsto un tetto massimo di 5 miliardi di euro, poi, sulla spinta delle elevate richieste registrate, si è deciso di arrotondare al rialzo fino ad arrivare a 6,57 miliardi di euro.
Un risultato del genere ha spinto a dichiarazioni ottimistiche l’Amministratore Delegato (e Direttore Generale) di Enel Fulvio Conti, il quale ha sottolineato come gli investitori di tutto il mondo abbiano particolarmente apprezzato i risultati positivi ottenuti dalla compagnia energetica, nonché il suo rafforzamento finanziario e la crescita internazionale.

Altri articoli a riguardo:
http://finanza.lastampa.it/notizie/0,366668/Enel_bond_da_6_5_miliardi_di_euro.aspx

giovedì 10 settembre 2009

Assicurazioni Generali si rifinanzia in 2 ore!

Generali ha reso noto ieri di aver concluso un’operazione di rifinanziamento del debito in scadenza nel 2010 in sole due ore. La compagnia triestina è stata in grado di rifinanziarsi di ben 1,75 miliardi di euro grazie ad un’emissione senior sul mercato internazionale destinata esclusivamente a investitori istituzionali. Questi ultimi hanno apprezzato particolarmente il tasso fisso e la durata quindicennale del prestito.
Il leone di Trieste ha potuto approfittare delle condizioni positive del mercato e dell’ottimo rating strappato dalle agenzie Fitch e Standard&Poors (A+) nonché dalla Moody’s (A1). Apprezzata dagli investitori istituzionali è stata, oltre che la lunga duration dei bond (generalmente tali titoli hanno vita media di 10 anni), la possibilità di impiegare liquidità a lungo termine, sfuggendo alle cedole sempre più basse pagate dai titoli di stato in questo periodo.
Tali condizioni favorevoli hanno consentito a Generali di contenere in maniera significativa l’onere complessivo di finanziamento (si parla di 130 punti base oltre il tasso midswap (3,94%)) specie rispetto ad altri gruppi del settore bancario-assicurativo che avevano emesso bond per investitori istituzionali pochi mesi fa.

Un altro articolo sull'argomento: http://www.finanza.com/dettaglionotizia.asp?ActionNum=267522&Tipo=N